mercoledì, 27 maggio 2009
Postato da Aquilachecorre
Lo Spazio del Tempo si infranse sugli scogli di Luna. E Lui rimase a guardare, inconsapevole del suo Destino.
Poi comprese. E nel Buio della NOtte sio incamminò, non sapendo dove andare. O almeno così credeva. Ma in Lui qualcosa conosceva la Via e lo condusse oltre.
Non vide più gli scogli di Luna ove si era infranto lo Spazio del Tempo, ne i luoghi che prima aveva conosciuto.
Tutto era nuovo e nel nuovo Egli conosceva già ogni cosa.
martedì, 19 maggio 2009
Postato da Aquilachecorre
... e la Notte si tinse di Velluto e vestì la Luna.
- Non c'è aria! - gridavano inermi trafitti dal silenzio.
Poi qualcosa accadde.
Il Velo che squarciò la notte4 esplose di mille frastuoni e nessuno comprese la loro natura.
Insito in Noi quel silenzio infranto. Insito in noi quel frastuono. Ed in noi tutto ciò compie il suo circolo, rendendoci vivi.
martedì, 14 aprile 2009
Postato da Aquilachecorre
lunedì, 06 aprile 2009
Postato da Aquilachecorre
I WENT to the dances at Chandlerville,
And played snap-out at Winchester.
One time we changed partners,
Driving home in the moonlight of middle June,
And then I found Davis.
We were married and lived together for seventy years,
Enjoying, working, raising the twelve children,
Eight of whom we lost
Ere I had reached the age of sixty.
I spun,
I wove,
I kept the house,
I nursed the sick,
I made the garden, and for holiday
Rambled over the fields where sang the larks,
And by Spoon River gathering many a shell,
And many a flower and medicinal weed--
Shouting to the wooded hills, singing to the green valleys.
At ninety--six I had lived enough, that is all,
And passed to a sweet repose.
What is this I hear of sorrow and weariness,
Anger, discontent and drooping hopes?
Degenerate sons and daughters,
Life is too strong for you--
It takes life to love Life.
(E. Lee Masters, Spoon River Anthology)
venerdì, 03 aprile 2009
Postato da Aquilachecorre
Da qui, da ora, da adesso.
Con te e basta.
mercoledì, 11 marzo 2009
Postato da Aquilachecorre
Nessuno si ricorda che noi del nord siamo italiani solo perchè quelli del sud sono venuti qui a morire per farci italiani. Nessuno si ricorda che sono loro i primi ad esere strati italiani e noi, noi del nord est solo gli ultimi e dopo molti moltissimi morti loro. Non erano lombrardi o veneti quelli che salivano dal sud e cantavano"Oh Gorizia tu saei maledetta / per ogni cuor che sente coscienza"... Quelli del nord hanno dimenticato tutto ciò.
Ed io sono orgogliosa di essere una sporca mezzosangue terrona.
venerdì, 27 febbraio 2009
Postato da Aquilachecorre
I've never felt so alone in my life
As I drank from a cup which was counting my time
(Nightwish, Bless the chi9ld)
martedì, 24 febbraio 2009
Postato da AquilachecorreUna domenica per riconquistare luoghi sconosciuti della nostra Italia
a piedi o in bici, ma soprattutto con la voglia di scoprire
Una giornata per raccontare
le ferrovie dimenticate
Testi, video, foto: un concorso di Italia Nostra e Repubblica.it
di VINCENZO FOTI
Raccontate le ferrovie dimenticate con uno scritto o un racconto, l'occasione è domenica. La Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate, organizzata da Italia Nostra, Società Geografica italiana e Greenways, sotto l'egida di Co. Mo. Do. (Comitato Mobilità Dolce per il recupero delle tratte dismesse) è alla seconda edizione. L'obiettivo è quello di riconvertire le linee minori della rete italiana - molto interessanti sul piano paesaggistico - al riutilizzo come percorsi di mobilità alternativa, prima di tutto per le biciclette.
La manifestazione prevede lo svolgimento di iniziative contemporanee in tutta Italia: escursioni, trekking, inaugurazioni, convegni, mostre a tema. L'elenco completo degli appuntamenti e dei contatti è consultabile sul sito
www.ferroviedimenticate.it.
Il concorso di Italia Nostra e Repubblica.it. In nome dell'educazione e della conservazione al paesaggio, invitiamo ai lettori a scrivere un breve racconto (massimo 6000 battute), mandare un video o una immagine. Il regolamento completo e in premi in palio
a questo link (pdf).
Il materiale va indirizzati a questo indirizzo:
paesaggisensibili@italianostra.org. Per tutte le informazioni, si può consultare anche il sito
dell'associazione.
Scrive Italia Nostra: "Non saranno certo i biglietti omaggio per il treno verde, i dvd, le opere che Tullio Pericoli ha dedicato alla campagna a motivare i partecipanti. In gioco c'è la salvaguardia del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico".
Itinerari da suggerire. Particolarmente ricco il programma di domenica nel Lazio. Sulla ferrovia Civitavecchia-Orte vanno segnalate la visita guidata dalla stazione di Corchiano, l'escursione in bici da Capranica a Vetralla e una passeggiata in carrozza e a cavallo da Capranica Scalo a Barbarano Romano.
L'idea di una linea ferroviaria trasversale, che avrebbe collegato i porti di Civitavecchia e Ancona passando per il polo industriale di Terni, nasce nel 1870 in seguito alla costruzione delle acciaierie. Il progetto definitivo, presentato nel 1907, prevedeva un innesto con la Capranica-Ronciglione lato Roma.
I lavori cominciano nel 1922, al prezzo convenuto di 10.000 lire a chilometro, per concludersi il 28 ottobre 1929, giorno in cui i 78 chilometri della Civitavecchia-Orte - binario unico non elettrificato - vengono aperto al regolare traffico passeggeri e merci, abbelliti da stazioni in stile liberty.
Nel 1936, dopo le prime locomotive a vapore, sulla linea appaiono le littorine Breda, che assicurano il servizio per un pendolarismo di stampo rurale, data l'assenza di strade. Colpita dalle bombe della seconda guerra mondiale, la ferrovia viene ripristinata nel 1947, ma la concorrenza è in agguato: il nuovo impulso dato dalla ricostruzione al trasporto su gomma.
Di conseguenza, sul tratto Civitavecchia-Capranica, i treni cederanno nel 1963 il posto agli autobus, che dal 1995 percorrono anche il secondo tratto, il Capranica-Orte, che ha sostituito alla sua funzione principale la vocazione di set cinematografico.
L'intera ferrovia Civitavecchia-Orte è tornata all'attenzione dello Stato nel 2000, in seguito al suo inserimento fra le opere fondamentali di sviluppo da parte del porto di Civitavecchia, ma anche per il suo indiscutibile valore turistico. Nel 2005, la Regione Lazio ne ha chiesto la cessione alle Fs e, due anni dopo, l'Unione Europea l'ha inserita nel corridoio merci Berlino-Palermo.
E in Lombardia... Quanto sia ricco il programma, si capisce anche guardando il programma della Lombardia. Leggete...
1) Escursione sulla tratta dismessa Milano Rogoredo-Chiaravalle
2) Escursione in bicicletta dalla stazione di Poggio Rusco alla stazione di Ostiglia e incontro dibattito sul recupero delle ferrovie Verona-Bologna e Treviso-Ostiglia
3) Iniziative alla stazione di Castiglione Olona, lungo la linea ferroviaria della Valmorea
4) A piedi e in bici sulla vecchia ferrovia Malnate-Grandate: il treno a piedi/il treno in versi
Mostra fotografica sul Treno BLU e sulla linea Palazzolo s/O - Paratico
5) Linea Rovato-Iseo-Pisogne - Treno speciale con littorina diesel d'epoca
6) Escursione guidata lungo il tratto Menaggio-Grandola della vecchia linea Menaggio-Porlezza
7) Aperitivo all'ex-casello ed escursione lungo la ferrovia della Valmorea (Va)
8) Escursione a piedi sul tracciato della ex-tramvia Como-Erba-Lecco, presso Camnago (Co)
9) Il Sogno di un treno. Escursione sul percorso Varzi (Ponte Crenna) - Bagnaria - Ponte Nizza - Cecima (Casa Cucchi)
10) Camminata sulla ex tratta ferroviaria Mantova - Peschiera
11) Il tram ad Albuzzano ed il treno a vapore
Piste ciclabili. La Finanziaria 2008, tramite un emendamento presentato alla Camera dal deputato verde Bonelli, ha istituito presso il Ministero dell'Ambiente un fondo di un milione di euro per ciascun anno dal 2007 al 2009 destinato al recupero di alcuni tracciati ferroviari in disuso e per la loro trasformazione in piste ciclo-pedonali.
Repubblica ne ha già scritto domenica. L'uso preferenziale delle ex-ferrovie come piste ciclabili era già stato considerato dalla legge 19 ottobre 1988 n. 366 sulla mobilità ciclabile.
L'attuazione del programma, nonché i criteri per le realizzazione dei percorsi alternativi, sono devoluti allo stesso dicastero dell'Ambiente, di concerto con quello per i Beni e le Attività Culturali e col Ministero dei Trasporti.
Le principali tratte individuate dall'articolo 2 comma 343 della Finanziaria 2008 sono le seguenti: Voghera-Varzi (Lombardia), Ospedaletti-San Remo (Liguria), Rimini-Novafeltria (Emilia Romagna), Treviso-Ostiglia (Veneto-Lombardia), Fermo-Amandola (Marche), Spoleto-Norcia (Umbria), Roma-Paliano-Fiuggi, Capranica-Civitavecchia (Lazio), Gioia del Colle-Palagiano (Puglia), Lagonegro-Castrovillari (Basilicata-Calabria), Valle dell'Anapo (Sicilia), San Gavino-Montevecchio.
Il disegno di legge per le ferrovie dimenticate definisce "mobilità dolce" le forme di mobilità finalizzate alla fruizione dell'ambiente e del paesaggio. La "rete nazionale" corrisponde proprio al sistema di percorsi realizzati attraverso il recupero delle ferrovie in disuso, delle strade rurali o di percorsi pedonali e mulattieri di rilevante interesse storico, argini di fiumi, alzaie di canali, altri sentieri di pianura e montagna e altre infrastrutture lineari, quali tronchi stradali carrozzabili dismessi o in abbandono.
Tutte cose da scoprire domenica.
(24 febbraio 2009)
(fontye: www. repubblica.it)
venerdì, 20 febbraio 2009
Postato da AquilachecorreSanremo, sul web è caccia al plagio
Da Leali a Masini "tutto già sentito"
di Simona Orlando
SANREMO (19 febbraio) - Un artista passa la vita a creare. Ovvio. Qui a Sanremo però niente è come dovrebbe essere. Tutto segue un percorso di ribaltamento, dei meriti, delle aspettative, dei valori con cui si giudica la musica. Qui l’arte, da infinita possibilità, si riduce a un microcosmo dove i parametri di giudizio vengono drasticamente abbassati, per la sopravvivenza, e gli inediti sono spesso pezzi stranoti ma grossolanamente ritoccati. Allora è meglio specificare: uno che nella vita “fa il mestiere dell’artista” crea ispirandosi a chi ha già creato. Ed ecco una sfilza di canzoni che mostrano cronica carenza di idee, brani già esistenti riveduti e corretti, nel migliore dei casi.
Le canzoni avevano a malapena emesso nota all’Ariston che sul web si era già scatenata la caccia alle somiglianze, dalle più clamorose alle più sottili. Somiglianze sì. Di questi tempi bisogna stare attenti a tacciare qualcuno di plagio perché è un reato talmente commesso che viene ampiamente tollerato. “Se tutto vale, niente vale”, per citare “Il paese è reale”. La scusa matematica che le note sono sette e gira e rigira il risultato ricorda sempre qualcos’altro, proprio non regge, soprattutto perché le canzoni incriminate sono nel dna degli italiani ed è improbabile che non le si conosca o non le si riconosca.
Senza nulla togliere alla voce di Fausto Leali, il suo brano Una piccola parte di te ricorda in maniera davvero esagerata Notturno di Mia Martini. Marco Masini nella strofa d’attacco di L’Italia si ispira a Che fantastica storia è la vita di Antonello Venditti (se ne è accorto pure il cantautore romano ma non lo disturba più di tanto). Nicky Nicolai e Stefano di Battista (brava lei, bravissimo lui) hanno portato al Festival la piacevole Più sole, peccato che la strofa sia stata cantata dall’invisibile eppure onnipresente Mina in Vorrei che fosse amore, Canzonissima 1968.
Qualcuno malizia che Biancaneve, della coppia Alexia-Lavezzi, avanzi sulla base di Seven Seconds di Youssou N’Dour & Neneh Cherry. Nel caso fosse vero, l’artista senegalese non potrebbe risentirsi: il ritornello di L’opportunità è esattamente quello di Che sarà dei Ricchi & Poveri, che proprio a Sanremo nel ’71 si piazzarono al secondo posto. Ma lui non poteva saperlo e si è fidato di Pupo e Paolo Belli, che gli hanno riservato questa bella accoglienza come promesso nel testo.
Francesco Renga è riuscito ad incollare un po’ di Puccini, un po’ di Bocelli, un po’ della sua Angelo, un miracolo alchemico che non cita niente di preciso ma evoca tutti e tre. E dire che tempo per creare qualcosa di più originale ne aveva, visto che non pubblicherà nemmeno un album.
Sal Da Vinci fa partire Non riesco a farti innamorare con l’intro di Stay di Elisa, poi insinua Una storia importante di Eros Ramazzotti e la camuffamento campano. Infine Povia con Luca era gay, ovvero le strofe rap di Simone Cristicchi in Ti regalerò una rosa: stessa intenzione di quando leggeva la lettera dal manicomio del matto Antonio e il finale con tanto di sedia sul palco e apertura di braccia per volare via.
(Da www.gazzettino.it - link -)
venerdì, 13 febbraio 2009
Postato da AquilachecorreLavoro in un ufficio comunale da due settimane. E credo di poter dire di essermi fatta un'idea generalissima dell'impioegato comunale medio: sguardo vacuo, fretta di uscire e appena fuori sigaretta convulsamente tra le labbra. Con le dovute eccezioni, ovviamente.
mercoledì, 07 gennaio 2009
Postato da AquilachecorreIl silenzio cala come un violento fendente e dentro qualcosa si rompe.
Le Parche hanno tagliato un altro filo.
Un filo di quelli che non ti aspetti, che dici che tanto domani la vedi quella persona, che pure non ti sta particolarmente simpatica, ma che mai gli augureresti il male. Eppure...
Le Parche hanno tagliato un altro filo.
Ed a te, resta il silenzio di qualcosa che si è infranto, come una vetrata gotica che si sbriciola nella sua cattedrale.
martedì, 23 dicembre 2008
Postato da AquilachecorreIl Tagliamento è una cattedrale. Immensa ed eterogenea, che si staglia elegante e sinuosa lungo il suo corso.
Non ha mai lo stesso volto. Ha mille espressioni, figlie della sua immemore storia. Pare che vederlo in piena sia cosa rara, eppure me è capitato già due volte in pochi mesi.
Ho visto diversi suoi volti, ma indubbiamente non ancora così tanti da poter dire di riconoscere con certezza le sue sfumature d'umore.
L'ho visto arrabbiato e in piena, con le acque turbolente che scorrevano impetuose e rabbiose sotto il ponte della ferrovia - che percorro per arrivare da chi spero un giorno m'amerà - e quasi minacciare di abbatterlo senza troppe remore.
Quieto e placido in un solo rivolo dal colore cristallino, che però nasconde imaspettati vortici che possono risucchiare.
L'ho visto azzurro, specchiarsi nel cielo di dicembre nei suoi numerosi ruscelli e riflettersi lassù, senza più comprendere davvero chi rifletta chi.
L'ho attraversato, sul ponte della ferrovia e a piedi, camminando con disinvoltura su un gretto imprevedibile e mai con le scarpe giuste.
e' un fiume infimo, mi hanno detto. Può coglierti alla sprovvista mentre sei a metà di un guado, senza dare preavvisi: tu puoi essere lì e lui ti piomba addosso, una gigantesca onda d'acqua.
Nonostante questo lo sento vibrare. Di vita, di storie che nessuno quasi più ascolta. Di secoli che sono scorsi sopra sotto dentro e intorno a lui e dei quali è muto e principe dei testimoni.
E' un'immensa cattedrale a cielo aperto, ed in essa sono stati compiuti e si compiono i riti di una religiosità spesso dimenticata.
lunedì, 15 dicembre 2008
Postato da Aquilachecorre
Sono la continua delusione di chi amo.
Ormai le parole che maggiormente mi vengono rivolte sono "che delusione", "peccato" e "in fondo sono abituato ai fallimenti".
E dopo mi dicono che non devo pensare a morire...
Natale si avvicina e finalmente oggi ho comprato il primo regalo, e mi sembra tutto così vano.
Che delusione
Peccato
Sono abituato ai fallimenti
.
mercoledì, 10 dicembre 2008
Postato da Aquilachecorre«... e poi mi direte che non cadono più le rondini d'autunno.
Preferisco il silenzio della pioggia al vano riecheggiare delle vostre parole. Ho ascoltato il silenzio della notte lasciandola parlare, nessuno di voi lo fa. Nessuno di voi crede che la notte parli. E un giorno griderà con tanta forza da inebriarvi il sonno e disciogliere la luce.»
(Vita. Le stelle a memoria, EZ 2008
)
(Foto: Elisa Zedde)
venerdì, 05 dicembre 2008
Postato da Aquilachecorrel'aria sa proprio di S. Nicolò. Fa freddo, quel freddo intenso e profondo che sa di inverno e che ti lascia immaginare colline coperte di neve e cioccolate calde accanto al fuoco.
Ti fa pensare ai desideri.
E così tutto prende forma, improvvisamente, tra una pozzanghera e una goccia di vento: la nostra casa.
La vedo in ogni dettaglio, come vorrei che fosse, arredata con gli armadietti della cucina gestiti in un certo modo e la nostra stanza equamente divisa tra trenini e cavalli. CI vedo, così vicini e così lontani. Le pareti chiare e il legno e tutto...
Come se potesse accadere domani, come se tornare a casa fosse tornare in quella quotidianità cui siamo abituati senza averla mai avuta. Insieme.
L'aria spira nemica tagliente e pungente, accerchia i cappotti e li penetra, rivelando la loro inutilità Entra sotto i vestiti, nella pelle, nei pensieri e sa di ricordi.
Sa di canzoni, di iPod nelle orecchie che scivola canzoni che nemmeno ricordavi quanto fossero specialmente belle per essere cartoni animati. E distogli lo sguardo da quei due che si baciano, maledetti, senza curarsi di te che un bacio lo aneli, ma non lo hai.
in stazione un ubriaco canta "Marina", stonato per via dell'alcool in corpo. Improvvisamente il tabellone dei treni in arrivo, quello cartaceo che è l'unico che puoi raggiungere, diventa infinitamente interessante e ti stupisci nel coglierti stupida ad imparare degli orari che tempo una settimana non saranno più quelli.
Poi il treno arriva e sempre con la musica nelle orecchie lo assalti cortesemente, aspettando che chi deve scendere lo faccia. Prendi posto in un vagone MDVC con un restyling appena decennale e pensi... Fuori piove talmente tanto che mentre aspetti che il treno parta senti l'acqua oltre la musica in cuffia e per un istante quasi ti arrabbi pensando ad una traccia rovinata nell'iPod.
Poi tutto si spegne mentre vau e per un attimo torni a sognare, fino a casa.
venerdì, 28 novembre 2008
Postato da Aquilachecorre108.
martedì, 18 novembre 2008
Postato da AquilachecorreTutto scivola via, ed è solo Tempo.
Gli equilibri cambiano e i confini si tracciano indelebilmente labili.
Presto tante cose cambieranno rimanendo se stesse. E il sorriso avrà un sapore diverso.
E tu ci sarai.
E io ci sarò.
lunedì, 10 novembre 2008
Postato da Aquilachecorre"I sogni rifuggono l'aurora
perchè in essa non volgiono dimenticare la recondita bellezza dell'imbrunire."
(EZ, 2008)
lunedì, 27 ottobre 2008
Postato da AquilachecorreCara Ministra Gelmini.
Mettiamo in chiaro subito una cosa: non sto ritrattando niente, ma voglio solo fare una riflessione.
La riforma è giusta e sbagliata.
Tagliare in alcuni casi è corretto, ma il modo in cui questi tagli vengono fatti è aberrante.
- e io credo che i soldi per l'istruzione non siano mai abbastanza -
Le scuole elementari sono in subbuglio perchè si vuole tornare al MAESTRO UNICO. Io ho avuto il maestro unico e sono cresciuta in modo robusto e sano con una formazione culturale. Avevo un rapporto speciale con il maestro, così come tutti i miei compagni e ancora oggi lo ricordo con commozione delicata.
Ora, i tempi sono cambiati, ok. C'è il problema dei numerosi ragazzini immigrati da integrare. Mi va benissimo ed è giusto che ci sia, ma un maestro unico può garantire un miglior sostegno anche emotivo al bambino di tre o quattro docenti contemporaneamente che sanno in tutti e tre solo una parziale verità che il maestro unico, invece, con il rapporto tipico dell'esperienza prolungata e della conoscenza anche forzata, ha. E' assolutamente giusto che i ragazzini siano seguiti da un insegnante di sostegno se hanno problemi di lingua o di altra natura e in alcun modo vanno isolati. I bambini sono il nostro futuro. Dividendoli cresciamo una società classista che abbiamo lottato, anzi hanno lottato, per abolire.
La riforma prevede però che questo maestro debba avere una cattedra massima complessiva di 18 ore settimanali. il che poco va a concordare con quanto detto nella medesima, ovvero di ampliare l'orario di tutte le classi a 30 ore. Facciamo due conti:
18+
1 (religione) +
3 (inglese?) =
22.
Le altre otto ore chi le copre?
E soprattutto che senso ha che i bambini facciano informatica già alle elementari? Avranno a che fare con questo mostro che è il computer per tutta la vita.
Una sana riforma della scuola dovrebbe prevedere, a questi livelli, si dei tagli, ma soprattutto una riorganizzazione delle materie fondamentali: ITALIANO, MATEMATICA, STORIA, GEOGRAFIA, INGLESE, SCIENZE. L'informatica e le 30 ore settimanali possono attendere sino alle scuole medie.
Viva la scuola da 24 ore settimanali, ma ore di 60 minuti! - me le ricordo e non sono una giurassica, cara ministra.
Il tempo pieno è solo un modo per rendere lecito un fatto già molto in uso in Italia, ovvero la delegazione alla scuola dei compiti istituzionali di una famiglia, tra cui in primis l'educazione spicciola. E' più comodo che un figlio stia a scuola piuttosto che occuparsi di lui.
Quello che molti non comprendono è l'importanza del gesto del concepimento.
E non sto sottovalutando il fatto che una donna nella società contemporanea abbia l'inderogabile necessità di dover lavorare.
Quindi qualcosa di buono in questa riforma c'è.
I tagli all'università, però, sembrano più le sforbiciate casuali di un apprendista parrucchiere molto distratto.
Ha senso, si, eliminare o ridurre a corsi si un altra facoltà, tutti quei - 37 a detta del ministero - corsi di laurea che contano un solo iscritto. Quelli sono soldi che vale la pena risparmiare accorpando il corso di laurea ad un altro, il che non è così drastico. Credo inoltre che determinati corsi di laurea siano alquanto ridicoli - vogliamo parlare del Corso di Laurea in Benessere del Cane e del Gatto ? Cristo santo, sono animali... Occupiamoci della loro salute e diamogli affetto, lo psicologo per il cane mi sembra una depravazione -.
I tagli sono giustificati anche all'università, si, ma fatti con la testa, cara ministra. Prendendo in esame OGNI SINGOLO ATENEO - e nel mio ce ne sono di cose che non vanno! - e non tutti insieme come un grosso minestrone.
Soprattutto senza andare a togliere soldi là dove l'Italia ha bisogno di emergere di nuovo: nella ricerca. La ricerca dà lustro ad una nazione, le porta pregio e permette lo sviluppo della cultura.
E sicuramente non si rilancerà l'economia ne si faranno sti grandi guadagni, togliendo dal mercato i precari. Stabilizzarli, invece, garantirebbe una maggiore possibilità di spesa alla popolazione e conseguentemente un maggior giro per l'economia.
Cara ministra, in sintesi è questo che mi piace e non mmi piace della sua riforma.
Ah si. Io voglio fare la ricercatrice universitaria, ma se continua così andrò a farla dove la cultura ha ancora un valore e non è solo una serie di numeri sulla carta, perchè, mi permetta un ultimo appunto, il difetto di tutte le riforme scolastiche e in generale dell'istruzione, è proprio questo: siamo tutti numeri, ma nessuno pensa che siamo anche e soprattutto persone.
venerdì, 24 ottobre 2008
Postato da AquilachecorreLeggevo oggi su Corriere.it le ultime notizie e i commenti al forum riguardanti la riforma Gelmini. Un intervento mi ha colpito, lo riporto integralmente con il nick di chi l'ha scritto
24.10|11:30
Lettore_null
ALTRO CHE PIAZZA !!! DOVETE ANDARE TUTTI A CASA VOI CHE DAL 68 LA MENATE COI SOLITI TEOREMI CON L'UNICO SCOPO DI NON FARE NULLA E PRENDERE I SOLDI CHE , NOI CHE LAVORIAMO ,PAGHIAMO TUTTI GLI ANNI . SONO STANCO DI PAGARE TASSE CHE SERVONO A DARVI L'AGIO DI STARE SEDUTI A NON FARE NULLA TUTTO IL GIORNO DA 40 ANNI. SIETE DEI PARASSITI CHE HANNO AFFOSSATO IL NOSTRO PAESE , UN CANCRO CHE HA AFFLITTO TUTTI NOI , GENTE PER BENE , PER TROPPO TEMPO . E' ORA DI FARE PULIZIA LASCIARVI MORIRE POVERI E IGNORANTI PERCHE' QUELLO CHE CHIEDETE DAL 68 , OKKUPANDO E FACENDO TERRORISMO , E' SOLO QUESTO : SPARIRE !!
Confesso che la cosa che mi ha più colpito è il modo in cui questo utente, chiamiamolo così, scrive... Non ho voluto regiustrarmi sul Corriere per rispondergli per un puro vizio di forma - mi si chiedevano troppe cose e sono pigra - però in qualche modo voglio rispondere a questo utente perchè credo che una risposta la meriti.
Intanto vorrei sottolineare come in ITALIANO la parola "occupazione" si scriva con due "c" e non con le "k". Mia forma mentis visto che studio Lettere ad indirizzo Storia.
Secondariamente lo ringrazio, perchè paga le tasse. Sta diventando una cosa di prestigio. Ma vorrei anche fargli notare una cosa: anche noi paghiamo le tasse e non ce ne stiamo seduti senza fare niente.
D'altronde nell'ipotetico caso in cui questo utente dovesse avere necessità di un medico e di una persona che gli ripari iil pc perchè si è rotto o di qualcuno che gli disegni una casa... Chi glielo dice che se si ammala e la ricerca non c'è può tranquillamente andare a morire da solo sotto un ponte che nessuno lo aiuta? Chi glielo dice che se non c'è gente che studia l'informatica quando a lui si romperà il computer non potrà comprarne un altro perchè non solo non ci sarà chi lo vende ma nemmeno chi lo ripara? Chi glielo dice che le case vere non sono come i castelli che i bambini fanno in spiaggia con la sabbia ma necessitano uno studio dietro?
Io nutro un profondissimo rispetto per le persone che scelgono professioni di fatica, dai muratori agli operai in fabbrica ai netturbini.
Mi dispiace contraddire questo utente, ma le persone che hanno affossato l'economia italiana e il nostro stato non sono quelle che studiano. La ricerca fa progredire la cultura di una nazione e a questa porta guadagno. La politica italiana ha adottato una visione radicalmente opposta da almeno un decennio a questa parte. Gli sprechi stanno da altre parti, ma considerato che tali altre parti sono direttamente correlate agli interessi politici stessi, queste non verranno toccate.
un mio professore del liceo diceva che quando uno stato come quello italiano deve tagliare dei fondi l'istruzione e la sanità sono i primi a farne le spese, perchè non producono beni di prima necessità.
Ma la cultura... la cultura e la storia di uno stato, se non sono beni di prima necessità e non sfamano le famiglie, sono le radici da cui queste famiglie derivano e prima del '68 in Italia - e non solo in Italia - ci sono state due guerre mondiali, il fascismo e prima ancora l'età dei Comuni. E lavorare su questo non è stare seduti nella bambagia, è lavorare nella polvere degli archivi e nei cantieri di restauro, macinare chilometri per trovare un'informazione senza nemmeno la certezza di trovarla e magari tornare a mani vuote.
Elisa
martedì, 07 ottobre 2008
Postato da AquilachecorreBuon compleanno Cucciolino Mio.
Un quarto di secolo anche per te.
Tua.
venerdì, 03 ottobre 2008
Postato da AquilachecorreLa pioggia cade, a bagnare polvere stantia che odora ancora di urina e vomito.
Una sensazione nuovamente familiare sale al mio viso mentre scendo dall'autobus. Sento alcune lacrime affacciarsi impetuose sull'orizzonte dei miei occhi, per una bambina che non conosco, della quale so una storia a metà. Per una bambina di cui non so nemmeno iil nome, se non forse quello della madre, Isabella?, ma forse nemmeno quello.
Per una bambina che nel suo silenzio assente è entrata nella mia vita inondandomi di sensazioni dalla telefonata di una nonna un pò troppo cittadina e un pò molto distratta.
Una bambina che ora non è più
nella sua camera
d'ospedale
e non so dove sia.
Di certo so che quella Bambina ora sta nelle lacrime che hanno raggiuntoi l'orizzonte dei miei occhi e scivolano sulle rosee spiaggie del mio viso.
Come lei, anche tu che non conosco e che stai così lontana.
martedì, 30 settembre 2008
Postato da AquilachecorreHo acceso la luce del cuore stamattina. Partendo da casa, con la solita aria stanza. "Si ho proprio bisogno di una vacanza." Giovedì prossimo finalmente questo pensiero troverà il giusto adempimento. E chissà. Ci spero ancora.
Chissà se oltre questa luminescente coltre grigio perlacea che mi spia dalla finestra ci sono ancora le nuvole rosa...
giovedì, 18 settembre 2008
Postato da AquilachecorreSono al centro di un gioco sporco.
La scacchiera è cosparsa di sangue e i contendenti non cercano il colpevole.
Tutti hanno le mani sporche.
E il sangue continua a sgorgare, ma i contendenti non se ne curano.
Le anime vengono vendute come schiave a prezzi irrisori, col sorriso sul volt. E i sentimenti sbeffeggiati.
Tanto non importano.
Continuano a giocare i contendenti e le pedine si imperlano di sangue.
Ma nessuno si chiede di chi quel sangue sia.
Intanto c'à quanlcuno che muore.
In fondo non ha importanza.
domenica, 14 settembre 2008
Postato da AquilachecorreSOCIETY
It's a mistery to me
we have a greed
with which we have agreed
You think you have to want
more than you need
until you have it all you won't be free
society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
When you want more than you have
you think you need
and when you think more than you want
your thoughts begin to bleed
I think I need to find a bigger place
'cos when you have more than you think
you need more space
society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
society, crazy and deep
I hope you're not lonely without me
there's those thinking more or less less is more
but if less is more how you're keeping score?
Means for every point you make
your level drops
kinda like its starting from the top
you can't do that...
society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
society, crazy and deep
I hope you're not lonely without me
society, have mercy on me
I hope you're not angry if I disagree
society, crazy and deep
I hope you're not lonely without me
(Eddie Vedder)
mercoledì, 10 settembre 2008
Postato da AquilachecorreFino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. S Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un C certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino U un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un Scerto punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino A un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto. Fino un certo punto.
martedì, 09 settembre 2008
Postato da AquilachecorreDream Awake
Surely now
weeping at the window
I can see the light
Shining down on me
living on a memory
thinkin' on a theory
Nothing can hold you
I dream awake
Nothing more bless me
I dream awake.
No one can help you
I dream awake
I need no reasons
I dream awake.
So you
now you look at me
as it is the fist time
you'll me never see
and now I can
Weep at the window
And more of then
Makes me stronger than you.
Nothing can hold you
I dream awake
Nothing more bless me
I dream awake.
No one can help you
I dream awake
I need no reasons
I dream awake.
And now on the sunset
stars brtightly shine
where are you now?
Nothing can hold you
I dream awake
Nothing more bless me
I dream awake.
No one can help you
I dream awake
I need no reasons
I dream awake.
(Elisa Zedde, 09/09/2008)
domenica, 31 agosto 2008
Postato da AquilachecorreTornare a casa.
Pensava a questo il passeggiatore mentre camminava nella piazza affollata. La sua attenzione venne attirata dal tappeto verde steso dal portone della chiesa con il vecchio orologio. Ma più che quello furono i cartelli, anzi i fogli bianchi A4 con la scritta in rosso. Chiedevano di non calpestare il tappeto. Girandoci intorno acconsentì implicitamente alla richiesta, mentre un anziano ne aveva osservato il daffare e si avvicinava, incuriosito, al medesimo tappeto verde e ai suoi cartelli.
Il passeggiatore era già avanti e altro attirava la sua attenzione, distraendolo dia suoi pensieri. Da un negozio di prodotti vari per la persona uscivano due ragazze. Adolescenti. fiere ed orgogliose della loro abbronzatura, esibita con shorts e canottiere ridotte al minimo. Fiere ed orgogliose della loro felicità per questo. Chiacchieravano chiassose come le chiocce nel polllaio, cincischiando in mezzo al marciapiede, ostruito nella restante parte da una bicicletta generosamente parcheggiata lontano dalla colonna.
Il passeggiatore cammina e osserva. pensa a quando tornerà a casa e qualcuno lo aspetterà alla stazione con un sorriso e un racconto di una giornata passata in piedi. Sorride mentre svolta a destra e entra nella Galleria, diretto alla libreria. Il ragazzo di colore gli sbatte davanti al viso un libro e lui educatamente declina l'invito scambiandoci ugualmente due parole. Sparisce poi nella folla che chiassosa e fastidiosa sosta stantia nella galleria.
Le vecchie donne cittadine si credono padrone del suolo che calpestano e lo manifestano con la loro imgombrante presenza fatta si enormità.
il passeggiatore le evita con numeri degni di un ginnasta alle Olimpiadi e poi sgattaiola dentro la libreria. Lì la calma e la pace lo invadono e l'odore della carta si mescola alle gradevoli note trasmsse dalla musica scelta dai librai.
Si avvicina agli scaffali e con fare ricercato, come la solito, percorre intrigato tutti i titoli, schivando il cd della cornacchia Glusy e raccogliendo quello ben più meritebole degli Aram Quartet. Lo osserva e si pente di non poterlo comprare. Tra i due prenderebbe sicuramente quello. Scivola tra i libri per bambini e si perde a sfogliarne diversi prima di concedersi ai saggi di storia: l'antica Roma, Greci, Longobardi... Titoli che comprerebbe, sempre se potesse. Ma non gli interessa. E' venuto pe guardare e gustare. Senza la foga solita di uscire portata dal solito compagno di passeggiate, senza il continuo sentirsi in colpa per non potergli regalare tutto. Guardare. Basta. Titoli interessanti ce ne sono infiniti e ne prende mentalmente nota. Non ha fretta di possedere tutto. Il tempo si farà.
Esce e si dirige all'autobus che lo porterà alla stazione, dove il treno che lo porterà da chi lo attende alla stazione d'arrivo con un sorriso e il raconto di una giornata passata in piedi.
mercoledì, 27 agosto 2008
Postato da AquilachecorreSto fallendo.
venerdì, 01 agosto 2008
Postato da Aquilachecorre« "... e il Vento disse alla Luna così e lei pianse.
Così nacquero le Stelle."
Vita tacque e lasciò che le sue parole, con il loro giusto peso, si albergassero nel cuore della donna. Fissò lo sguardo sulla laguna e sulla notte che tenera li avvolgeva. Inspirò a fondo il sapore salato dell'aria, la mani scure a carezzare la sabbia, seduto, proprio lì, a pochi passi dal mare.
Clarissa non parlava, ma il suo silenzio rivelava a Vita che stava iniziando a comprendere. Un giorno lei arebbe capito tutto e avrebbe potuto conoscere anche lei le Stelle, come lui, a memoria. Vita la guardò, lasciando al mare la sua Luna.
"Imparerai...", disse solamente e lei, in risposta sorrise.»
(Vita, Le stelle a memoria, EZ 2008)